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Generale
Analisi sul logo delle Olimpiadi di Londra 2012

31 lug
2012

Analisi sul logo delle Olimpiadi di Londra 2012

Autore: Alcide
Commenti: 8
london-2012-olympics-logo

Se dovessi fare una semplice analisi “tecnica”, basata cioè sui criteri progettuali canonici di un logo dovrei già bocciarlo per una serie di motivi (poca leggibilità, mancanza di un colore definito, riproducibilità scarsa soprattutto nelle forti riduzioni, ombreggiatura presente e no a seconda dei casi, il lettering “LONDON 2012” e i 5 cerchi troppo piccoli in rapporto alla dimensioni del logo, ecc.).

É chiaro che Wolff Olins, l’importante studio di design di Londra che l’ha ideato ha voluto rompere gli schemi, liberarsi dei vincoli e creare in assoluta libertà… Se nonchè quei canoni, che io invece chiamo valori progettuali, sono i principi base della comunicazione, che deve essere innanzitutto chiara ed efficace e poi, naturalmente, creativa ed espressiva.

Ho avuto maestri del calibro di Bruno Munari, grandissimo designer che ha fatto della semplicità il suo leitmotiv e non a caso ha realizzato innumerevoli libri dedicati ai bambini.
Certamente non era un “convenzionale” nel senso più aperto del termine, cioè non seguiva le correnti e le mode; agiva d’istinto ma conosceva perfettamente il linguaggio delle forme e sapeva distinguere l’arte dal design, la libertà creativa pura che non doveva e non poteva avere limiti e il disegno industriale o il progetto visivo che invece, al contrario, era al servizio dell’industria e del mercato, con le sue regole ed i suoi limiti.

Il sogno dell’artista è comunque quello di arrivare al Museo, mentre il sogno del designer è quello di arrivare ai mercati rionali. (B.M. 1971)

Da lui, così come da Heinz Waibl ed altri grandi designer che ho avuto la fortuna di avere come insegnanti ho compreso che la semplicità, la pulizia formale, la sintesi, sono obiettivi primari nella progettazione visiva e industriale, il punto di arrivo e non quello di partenza.

Ecco che quindi, tornando al nostro logo, il designer che l’ha progettato forse non si è posto per primo la domanda: cosa devo trasmettere, oltre che (banalmente) il luogo e la data di questa Olimpiade? Il cosmopolitismo multietnico e multiculturale della città di Londra? L’espressione più “UNDERGROUD” dei giovani ribelli inglesi?

A mio parere in questo logo anonimo e ingarbugliato manca l’identità, la radice del popolo inglese, quello che per noi è rappresentato, se vogliamo, non solo dal Big Ben o dalla Regina, ma soprattutto dalla genialità, dalla creatività, dalla innovatività di questa splendida città, che ha sempre avuto il coraggio di rinnovarsi senza rinnegare le proprie tradizioni ed il proprio legame con il passato.

Questo logo sarebbe perfetto per una marca di skate, o di abbigliamento da surf, ma non per una Olimpiade che, con la sua sacralità e i forti valori che rappresenta, meritava forse più rispetto.

Alcide Po
designer APVD srl

8 Commenti:

  • Vincenzo Pellegrino / ago 05

    Per me rappresenta il discovolo olimpico

  • Giulia / ago 09

    conplimenti, ottimo articolo…concordo su ogni singolo punto:)

  • yenko / ago 12

    semplicemente un disastro da tutti i punti di vista, se poi lo si vuole giustificare solo per la fama del designer che l’ha creato, è un’altra cosa: se l’avesse fatto un qualsiasi studente che frequenti una scuola ad indirizzo artistico, non averbbe preso la sufficenza!… io personalmente gli averi dato 4 :)

  • Maurizio Frizziero / ago 14

    Vecchio proverbio: “Fatti un nome, piscia a letto e diranno che hai sudato”. E questo sarebbe tutto quello che potrei dire su Wolff Olins se non fosse per il fatto che un logo così brutto (al di là delle sacrosante regole tecniche violate) merita la peggiore delle critiche. Persino l’inserimento di london e dei cinque cerchi olimpici indica una pigrizia creativa assoluta… london e i cerchi andavano messi… li hanno messi dove è capitato, dove c’era uno spazio sufficiente a contenerli… L’avesse proposto a suo tempo uno dei giovani del mio studio gli avrei sugegrito di cercarsi un altro lavoro!

  • Simone / ago 22

    ma io non capisco cosa rappresenti… chi è cosi gentile da spiegarmelo?

  • Guglielmo / set 16

    concordo su tutta la linea! e scommetto che sei d’accordo con me nel definire molto efficace il logo dell’EXPO 2015!

  • Alcide / set 17

    Guglielmo, il logo dell’ EXPO 2015 mi entusiasma… Ancor di più perché realizzato da un giovane grafico ventenne che ha vinto il concorso. Questo a riprova che la creatività non è prerogativa del professionista affermato o del designer esperto…

  • margherita / mar 04

    Dal punto di vista grafologico l’angolo indica reattività,attività (come contrario di passività) ma quando tutto è angoloso manca completamente la flessibilità, l’adattamento all’ambiente che viene invece sentito come ostile. Se l’atleta deve giustamente essere dotato di angolosità per essere competitivo, ha però necessità anche di Curva e di Fluida. Esse descriverebbero una modalità di fare sport più in armonia con sè stessi e con l’ambiente esterno (che include i concorrenti), il rispetto delle regole e maggiore adattabilità a ciò che il “destino” riserverà, si tratti di sconfitta o vittoria. Si diceva una volta: “non importa vincere,importa correre”. Per il discobolo del logo invece importa solo vincere e.. a tutti i costi!